Campari, il miglioramento del trend non basta
Campari ha visto un miglioramento durante il secondo trimestre 2009, grazie a un rallentamento del calo delle vendite (-2,3% contro il -4% dei primi tre mesi dell'anno). Buone le performance in Europa e in Brasile, peggiori quelle negli Stati Uniti e nel mercato domestico.
Questo è dovuto a un alleggerimento delle scorte per quanto riguarda i brand americani e a un calo delle vendite di brown spirits e vini in Italia. Nonostante la flessione del 3% delle vendite complessive nel primo semestre, la spesa in campagne pubblicitarie è salita del 2%.
Sulla base dei dati Nielsen, nel primo semestre le vendite dei brand Campari sono risultate migliori nei mercati chiave, con una crescita a doppia cifra negli Usa e in Germania rispetto a un incremento globale dell'1,5%. In Italia il segmento Aperitivi ha registrato un aumento dei consumi del 5,7%, sebbene le vendite totali abbiano segnato una flessione dell'1,2%.
In Brasile le spedizioni sono calate del 22% a causa di un alleggerimento delle scorte, ma le vendite sono cresciute dell'1,8% con un miglioramento previsto negli ultimi sei mesi dell'anno. La Russia rimane un mercato problematico e, sebbene incida meno dell'1% sul totale delle vendite del gruppo, è visto con attenzione per una futura crescita di Campari.
Queste le considerazioni di JP Morgan che oggi ha rivisto al ribasso le stime per l'anno fiscale 2009 di Campari. Gli esperti si aspettano nel 2009 utili per azione a 0,491 euro da 0,503 e nel 2010 a 0,532 euro da 0,548. JP Morgan ha confermato il suo giudizio neutral sul titolo, mentre ha alzato il target price a 5,98 euro da 5,40 euro. A Piazza Affari l'azione del gruppo milanese cede lo 0,17% a 5,99 euro.
"Il trend del gruppo è migliorato, ma la valutazione non è ancora interessante", si legge nella nota della banca che evidenzia come Campari tratta a 11,3 volte il P/E 2010, a sconto rispetto alle rivali Diageo (12 volte) e Pernod Ricard (12,3), ma con una crescita di lungo termine più bassa.