Il Kazakhstan alla guida dell'l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa

Categoria: Flash News
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Il 14 gennaio prossimo la guida dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) sarà assunta dalla Repubblica centrasiatica del Kazakhstan. È qui opportuno, prima di analizzare l'importanza della presidenza kazaka, ricordare brevemente la storia e la genesi dell'OSCE, organizzazione poco conosciuta ma non certo priva di importanza negli equilibri internazionali. L'OSCE è nata nel 1975 come risultato concreto della conferenza di Helsinki, il summit internazionale che riunì per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale i paesi del blocco comunista e quelli del blocco occidentale in unico tavolo. L'OSCE, che allora si chiamava Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (CSCE), aveva come obiettivo dichiarato la promozione del dialogo e della collaborazione fra i due blocchi, un dialogo che, per la prima volta, non era basato più solamente sulla necessità di stabilire l'equilibrio delle forze militari sul continente europeo, ma aveva come punto fondamentale anche il rispetto dei «diritti umani». La conferenza di Helsinki di trentacinque anni fa costituì un vero e proprio spartiacque nella storia del mondo bipolare uscito dagli accordi di Yalta del 1945; infatti, se da un lato all'Unione Sovietica veniva riconosciuta la propria sfera di influenza, coincidente con i paesi del patto di Varsavia e del Comecon, veniva posta come precondizione di tale riconoscimento il rispetto dei diritti umani. L'insistenza sull'aspetto dei diritti umani riguardava teoricamente entrambi i blocchi, ma in pratica ebbe un impatto politico decisivo soprattutto nei paesi del blocco sovietico, dove i diritti dell'individuo erano considerati mere «libertà borghesi», irrilevanti di fronte ad una uguaglianza economica, almeno teorica.Di fatto, dalla seconda metà degli anni '70 cominciò il declino non solo economico, ma anche ideologico, del socialismo reale, che in poco più di un decennio si sarebbe rivelato incapace di reggere il confronto con l'Occidente. L'invasione sovietica dell'Afghanistan nel 1979 e l'installazione dei missili SS-20 in Europa (che crearono la crisi degli euromissili felicemente gestita dal mai troppo compianto Bettino Craxi) furono, se visti in una prospettiva storica, gli ultimi colpi di coda militari di una potenza non più in grado di competere sul soft power dell'economia e del modello politico-sociale.Il crollo dell'ordine bipolare europeo all'indomani del collasso sovietico ha trasformato non solo l'orizzonte geopolitico continentale, ma la missione stessa dell'OSCE, che da forum permanente fra due blocchi contrapposti ha dovuto trasformarsi in organizzazione per la gestione e la prevenzione dei tanti conflitti locali sorti dopo il 1991 nei Balcani e nei territori dell'ex URSS. Se il ruolo del OSCE nella gestione dei conflitti europei ed eurasiatici è stato fino ad ora piuttosto di basso profilo (basti pensare alla gestione NATO dei conflitti balcanici ed euro-russa di quello russo-georgiano), nondimeno questa organizzazione rimane l'unica a raggruppare i paesi dell'Occidente (USA e Canada più Europa occidentale) e quelli dell'ex blocco sovietico, Russia inclusa, creando di fatto uno spazio di confronto esteso da Vancouver a Vladivostok.La presidenza kazaka dell'OSCE, che verrà ufficialmente assunta a Vienna il 14 gennaio prossimo, assume un rilievo particolare se si pensa all'importanza che riveste questa ex Repubblica sovietica nello scacchiere eurasiatico. Il Kazakhstan è la più estesa fra le ex Repubbliche sovietiche e condivide migliaia di chilometri di confini tanto con la Russia (a nord) che con la Cina (a est), mentre a sud confina con le Repubbliche meridionali dell'ex Asia Centrale sovietica, le più esposte alla destabilizzazione proveniente dall'Afghanistan. La stessa composizione etnica del paese è autenticamente «eurasiatica», visto che i Kazakh, popolazione turcofona e islamica che costituisce il 60% della popolazione, convivono con i russi e i russofoni (ucraini e bielorussi) che costituiscono quasi un quarto della popolazione del paese.Il Kazakhstan, in virtù delle sue caratteristiche geografiche ed etno-culturali, e in virtù della politica multivettoriale del suo presidente, Nursultan Nazarbaev, in ottimi rapporti con russi, cinesi ed europei (compresa l'Italia), è un paese centrale per qualsivoglia politica di cooperazione e di sicurezza eurasiatica e sicuramente un paese adatto a guidare e magari a rilanciare un'organizzazione come l'OSCE.

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