Nove aree per investire in Russia
La mappa delle regioni russe è un vero puzzle e comprende minuscoli frammenti incastrati nel Caucaso fino alle immense province siberiane.Distretti federali, repubbliche, regioni, territori autonomi: una chiave è indispensabile, soprattutto per chi ha capito che è fondamentale andare oltre Mosca, oltre Pietroburgo. La Russia è altrove. Le opportunità si nascondono nelle città lungo il Volga, tra i diamanti di Sakha, dietro i progetti per lo sviluppo di Krasnodar, la regione delle Olimpiadi 2014. Come orientarsi? Uno studio di Deutsche Bank Research analizza le 83 regioni russe assegnando a ciascuna un punteggio secondo le sue potenzialità e il livello di rischio. Ne è nata una lista di nove regioni in cui trovare il miglior clima per gli investimenti. Come sa chiunque abbia trascorso un po' di tempo in queste terre, tutto parte dalla capitale: la maggioranza delle società straniere che hanno a che fare con la Russia hanno il proprio quartier generale a Mosca. Ma, come titola la ricerca di Deutsche Bank, "Mosca non è tutto".Il primo posto, comunque sia, è suo. Poi ci sono la regione intorno a Mosca, San Pietroburgo, la regione di Samara sul Volga, il territorio di Krasnodar vicino a Soci, la regione di Nizhnij Novgorod, la repubblica del Tatarstan - il più alto grado di autonomia in Russia - la regione di Rostov, la repubblica del Bashkortostan. Considerandole per un momento come un'area unica, si potrebbe dire che questa contiene sette delle 11 città russe che superano il milione di abitanti. Questa è un’area che dà origine al 45% del prodotto interno lordo russo, appoggiandosi su settori molto diversi: agricolo, manifatturiero, estrattivo.
Della "top 9" non fanno parte le grandi regioni ricche di gas e petrolio - Tjumen, Kanty-Mansiisk, Yamal-Nenets - il loro contributo al pil nazionale, le prospettive per il futuro, il balzo dei redditi pro capite conosciuto da queste regioni siberiane sono elementi non ancora bilanciati da un livello accettabile di rischio per gli investimenti. La classifica di Deutsche Bank Research si basa sulle valutazioni di Expert RA, un'importante agenzia di rating russa, che utilizza 200 diversi indicatori qualitativi e quantitativi. A ogni regione viene attribuito un indicatore relativo al rischio per gli investimenti (la probabilità di subire perdite riconducibili a legislazione, finanza, ecologia, amministrazione locale, criminalità, quadro sociale); l'indicatore sul potenziale per gli investimenti calcola invece le opportunità sulla base del mercato del lavoro, dei consumi, la produzione, la capacità di innovazione, le istituzioni, le risorse ambientali, le infrastrutture e così via. Le regioni vengono classificate in base a una media dei dati registrati tra il 1995 e il 2007, e dall'autunno 2008 a oggi. In conclusione, ogni regione viene inserita in una graduatoria in 12 tappe, dalla categoria "massimo potenziale-rischio minimo" all'ultimo livello, "basso potenziale-rischio estremo".
È un quadro che non può non tenere conto della crisi economica, che per ogni regione ha un peso da valutare sia dal lato negativo - il freno imposto alla domanda di consumi e investimenti - sia per le occasioni di crescita che verranno con la ripresa. In difficoltà finanziarie, il governo federale vuole lanciare un secondo round di privatizzazioni, e facilitare l'afflusso di investimenti stranieri. Nello stesso tempo, ha messo al centro dell'attenzione le regioni maggiormente colpite dalla crisi, le cosiddette "monocittà": centri che vivono sull'attività di un'unica grande industria. Qui, il calo della domanda non lascia alternative; qui il governo Putin ha concentrato gli aiuti, individuando 400 città a cui garantire assistenza a scapito degli stanziamenti diretti ad altre regioni. Uno scenario ancora indefinito, che il budget 2010, presentato alla Duma giovedì prossimo, dovrebbe aiutare a chiarire.