Confindustria: "Continuare ad investire nei mercati esteri"
Confindustria: "Continuare ad investire nei mercati esteri"
"Guardare con fiducia ai mercati esteri, in particolare quelli emergenti (Brasile, Cina, India, Russia, Africa), perché sono un'opportunità di crescita e sviluppo, senza lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà provocate dalla crisi. Il tutto potendo contare sull'appoggio di Confindustria Rimini che grazie ad un'intensa attività nell'export e nell'internazionalizzazione, è al fianco delle imprese per soddisfare le loro richieste e per aiutarle nei percorsi che vorranno intraprendere".E' questo il messaggio del Presidente di Confindustria Rimini
Maurizio Focchi alle aziende del territorio in commento ai risultati dell'indagine sull'internazionalizzazione nell'anno 2009 delle imprese associate a Confindustria Rimini.L'Associazione riminese da diversi anni si pone come supporto prezioso all'internazionalizzazione delle imprese, accompagnandole letteralmente per mano per fronteggiare le sfide che i mercati stranieri comportano.L'assistenza all'internazionalizzazione, infatti, è diventata negli anni uno dei servizi associativi più fidelizzanti e dal gradimento più costante nel tempo.A tal proposito, come nel 2009 anche nel 2010, le aziende del territorio, potranno contare sulle varie iniziative promosse dall'Associazione. Fra queste, ad esempio, la partecipazione ai numerosi "Progetti Paese" organizzati sia a livello regionale che nazionale. Fra le tante attività di promozione in calendario per il 2010 si citano le missioni: Stati Uniti, Cina, Giappone, Russia, Polonia, Marocco e Angola senza dimenticare la presenza al Forum Economico del Mediterraneo. Inoltre, sarà riproposto il ricco calendario di seminari di aggiornamento e approfondimento, realizzati in collaborazione con Banca Carim, su tutte le tematiche legate all'export e all'internazionalizzazione che nel 2009 ha visto appuntamenti importanti come quelli del ciclo di 11 incontri gratuiti unitamente ad una serie di interventi in materia di commercio estero da parte di esperti direttamente in azienda finanziati dal Fondo Sociale Europeo.
I DATI DELL'INDAGINE 2009
L'indagine 2009, è stata realizzata, grazie al contributo di Banca Carim, dall'ufficio export-internazionalizzazione di Confindustria Rimini, sull'analisi di 140 questionari (il 27,3% delle imprese associate).Di queste 140 aziende (che rappresentano l'80,3% del fatturato totale delle aziende associate),113 hanno dichiarato di avere contatti con l'estero. Queste hanno esportato, indicativamente, circa 1.533 milioni di Euro (anno 2008), dato che rappresenta il 94,6% dell'export totale della Provincia di Rimini che si attesta intorno ai 1.620 milioni di Euro (dati ISTAT anno 2008).Delle 113 aziende, 46 appartengono al settore metalmeccanico, 17 a quello agroalimentare, 14 all'Abbigliamento/Tessile/Calzature e 12 al settore del legno.Il campione conferma, come nelle precedenti indagini, che le imprese di Rimini sono fortemente orientate all'internazionalizzazione. Rispetto al 2008 (110 aziende), infatti, cresce il numero di imprese che hanno rapporti con l'estero finalizzati all'approvvigionamento di materie prime, risorse e competenze.Prendendo in considerazione i valori percentuali, oltre la metà del campione (54%) dichiara di svolgere parallelamente attività di import e di export (dato in calo: 61 nel 2009, 67 nel 2008); in aumento il dato delle aziende esclusivamente esportatrici (39 nel 2009, 38 nel 2008); sale il numero delle aziende solo importatrici (13 nel 2009, 5 nel 2008).Un andamento sicuramente dovuto alla delicata congiuntura economica che ha pesantemente influenzato il clima competitivo internazionale. In tempi di crisi, infatti, le imprese sono naturalmente portate a spingersi verso una profonda riorganizzazione e razionalizzazione della propria attività, prendendo in considerazione, spesso per la prima volta, mercati esteri come potenziali forme strategiche di riduzione dei costi produttivi e di diversificazione del rischio di mercato.
AREE GEOGRAFICHE
Dal lato delle esportazioni, continua ad essere l'Europa Comunitaria la principale area di riferimento (100 aziende pari al 94% del campione), per quanto in calo rispetto al 2008 (105). Significativo è il trend positivo riguardante l'Europa dell'Est (68% delle preferenze), area particolarmente attrattiva per l'interessante velocità con cui sta reagendo progressivamente alla crisi dei mercati internazionali, e l'Oceania, mercato fino ad oggi non troppo esplorato e proprio per questo, probabilmente, con il maggiore potenziale di espansione.Per quanto concerne le importazioni, in linea con i dati 2008, si conferma il netto predominio del binomio Europa Comunitaria ed Asia, che rispettivamente, riforniscono il 73% ed il 41,9% delle imprese del campione che si dichiarano importatrici. E' da rilevare la crescente importanza dei mercati dell'Europa Orientale (25,7%), che si propongono sempre di più come partner strategici per lavorazioni, forniture e risorse di alto livello tecnologico e di know-how.E' possibile quindi riscontrare la forte predominanza dell'area Euro (il 94% delle esportazioni ed il 73% delle importazioni riguardano paesi dell'Europa Comunitaria).I primi quattro paesi di destinazione, per importanza, delle esportazioni sono Francia (63%), Germania (56%), Spagna (55%), e Regno Unito (49%), seguiti dalla Russia (42%), in forte crescita. Paesi che hanno mantenuto un identico ordine di preferenza rispetto all'anno scorso.La prevalenza dell'Unione Europea si manifesta anche dal lato delle importazioni. E' la Germania ad attestarsi come primo paese di approvvigionamento, con il 44,6% delle preferenze, seguito dal mercato cinese (primatista dello scorso anno) con il 33,8% del campione, dalla Francia e dalla Spagna (rispettivamente 18,9% e 17,6%).
RAGIONI PER L'INTERNAZIONALIZZAIZONE
Dall'indagine risulta confermata la prevalenza di motivazioni di carattere commerciale. La spinta principale, seppur in calo rispetto al 2008, è ancora la possibilità di aumentare il fatturato attraverso un processo di diversificazione dei mercati di- sbocco (84,1% del campione). Seguono:
- Migliorare gli standard produttivi ed attuare politiche di innovazione del prodotto (21,2%, -7,7% rispetto al 2008);
- Maggiore vicinanza ai propri clienti/committenti (21,2%, invariato rispetto al 2008);
- Utilizzare fattori produttivi a basso costo (15,9%, invariato rispetto al 2008);
- Controllare i mercati per l'acquisto delle materie prime (14,2%, +60% rispetto al 2008);
- Ottimizzare l'utilizzo di opportunità fiscali e/o finanziarie (7,7%, +12,5% rispetto al 2008).
Risulta confermata la tendenza complessiva che vede come prioritaria la possibilità di aumentare le esportazioni (e di conseguenza il fatturato) puntando ad una distribuzione più diversificata delle attività.Questa opzione è stata, infatti, selezionata dal 91,3% delle imprese del settore metalmeccanico, dal 91,7% delle imprese appartenenti all'industria del legno, dal 78,6% delle aziende produttrici di abbigliamento, prodotti tessili e calzature e, infine, dal 76,5% del comparto agroalimentare.
FORME DI INTERNAZIONALIZZAZIONE
Il dato 2009 riguardante le forme preferite di internazionalizzazione non si discosta da quello dell'anno scorso. Il campione infatti, continua ad optare per l'instaurazione di accordi di collaborazione con operatori locali (47,8%), ritenuti più interessanti rispetto alle esportazioni dei prodotti (38%).Le aziende avvertono sempre più forte la necessità di essere presenti sul mercato, acquisendo partnership strategiche con soggetti locali che fungano da avamposto logistico ed operativo. In questo modo, inoltre, il rischio di investimento viene condiviso con altri soggetti, così come gli oneri correlati.Sempre esigua, per quanto in crescita rispetto al 2008, è la percentuale di aziende che propendono per la costituzione di forme di presenza diretta sui mercati esteri, che si attesta all'11,5% del totale.Concentrandosi sulle diverse tipologie di accordi di collaborazione, il campione dimostra di continuare a preferire gli accordi di natura commerciale (77,8%). Nettamente distaccati, in termini di valori assoluti, sono gli accordi di subfornitura (che, passando dal 4,4% del 2008 al 13% di quest'anno hanno visto una crescita esponenziale rispetto all'anno scorso), seguiti dagli accordi produttivi (9,2%), che hanno sperimentato nel 2009 un lieve decremento.
PRINCIPALI OSTACOLI
Rispetto alle indagine passate appare subito in evidenza il problema dell'accesso al credito. Infatti, è molto significativo il dato (23,6%) riferito alla progressiva crescita degli OSTACOLI FINANZIARI e/o di supporto in valore assoluto. Questo incremento (+ 18,7 % rispetto al 2008) trova anche in questo caso facile spiegazione nell'aumento delle difficoltà da parte delle imprese, soprattutto se di piccole e medie dimensioni, nel reperimento di liquidità sufficiente a fronteggiare investimenti in mercati stranieri.Inoltre, poiché la crisi economico-finanziaria esplosa negli ultimi mesi non ha solamente comportato una fortissima contrazione della domanda, ma anche una sempre crescente difficoltà nell'ottenere la remunerazione dei crediti nei confronti della clientela, riveste enorme importanza la possibilità di accedere a forme di assicurazione del credito.Per questo Confindustria Rimini da tempo sta portando avanti una campagna di sensibilizzazione nei confronti degli Istituti di Credito affinché continuino a dare fiducia alle aziende garantendogli il supporto finanziario di cui necessitano.Per quanto riguarda gli altri ostacoli, come nel 2008 le imprese della Provincia dimostrano di percepire ancora come maggiormente gravosi quelli di tipo conoscitivo (79,6% del campione, in crescita), seguiti sempre dagli ostacoli strutturali e/o di servizio (34,5%), dagli ostacoli dimensionali (30,1%), ed infine dagli ostacoli socio-economici e/o politici (14,2%).Per quanto riguarda i SERVIZI RICHIESTI si è verificato un generale decremento della richiesta di servizi da parte delle imprese del campione, probabilmente nell'ambito di una più generale tendenza verso la razionalizzazione e riduzione dei costi. Gli unici servizi in controtendenza, che sperimentano anche nel 2009 un trend positivo, sono quelli legati al reperimento di nuovi contatti commerciali, il supporto a livello normativo e finanziario. Continua ad essere considerato prioritario il servizio di ricerca di partner stranieri (51,3%), seguito dall'assistenza in materia di contrattualistica e normativa estera (37,2%). Come già anticipato, in forte crescita rispetto al 2008 è l'importanza attribuita ai finanziamenti al processo di internazionalizzazione (26,5%).Per le FORME DI COLLABORAZIONE le Joint Ventures risultano la forma più ricorrente, seguita dagli accordi di cooperazione produttiva, dagli accordi tecnici e/o formativi e cooperazioni finalizzate alla ricerca. Solo il settore dell'abbigliamento/tessile/calzature vede una prevalenza degli accordi produttivi sulle Joint Ventures.Spagna (26,8%) e Cina (24,4%) sono i paesi in cui le nostre aziende hanno attivato più collaborazioni, seguite da Russia (19,5%), Francia e Germania (14,6%). Altri paesi che nell'Indagine 2008 si erano dimostrati appetibili, come Romania, Stati Uniti e Turchia, hanno quest'anno progressivamente perso terreno.
Agli associati è stato chiesto di indicare quali siano I PAESI PRIORITARI E PIÙ INTERESSANTI NEI PROSSIMI TRE ANNI, con l'obiettivo di poter indirizzare l'attività del nostro Ufficio Export-Internazionalizzazione su rotte il più possibile condivise.
Il paese di maggior interesse è risultato ancora la Russia (segnalata dal 28,3% del campione). Seguono Francia, Germania, Regno Unito, Cina e Spagna.
Particolarmente significativi sono risultati i dati relativi a: Polonia (12,4%), Brasile e Marocco (8,8%), Giappone (8%), paesi che saranno destinatari delle prossime iniziative istituzionali di Confindustria, sia a livello nazionale che locale.

