La regione di SAKHALIN

Categoria: Regioni Russe
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gazprom-sakhalinlngSakhalin e le isole Kurili si trovano nell’estremo oriente russo, a nord dell’isola giapponese di Hokkaido, circondate dal mare di Okhotsk e da quello del Giappone.

Sakhalin è la maggiore isola della regione, e di gran lunga quella più sviluppata, con un’area di 72.500 chilometri quadrati (l’area complessiva dell’oblast è di 87.100 chilometri quadrati); circa due terzi del suo territorio sono coperti da montagne, ed il clima differisce in modo significativo da sud a nord, a causa dell’estensione dell’isola (oltre 900 chilometri), con un inverno più mite, ma sempre molto nevoso, nelle regioni meridionali.

Il capoluogo amministrativo è la città di Yuzhno-Sakhalinsk, con 173 mila abitanti, pari a poco meno di un terzo della popolazione totale, mentre gli unici altri due centri strategicamente importanti sono i porti di Korsakov (34 mila ab.) e Kholmsk (35 mila ab.).

La popolazione regionale è di circa 546 mila persone.I russi etnici costituiscono l’82% della popolazione regionale, seguiti da ucraini, coreani, bielorussi, e tatari, con numerose altre piccole o piccolissime minoranze; l’alta presenza di coreani, insieme ai superstiti delle antiche popolazioni autoctone dell’isola, si spiega con il dominio giapponese di Sakhalin, che ha influenzato molta della sua storia recente.

Rispetto alle altre regioni russe, la preistoria di Sakhalin e delle isole circostanti è molto meno conosciuta, e la prima spedizione russa sull’isola data alla metà del Seicento; la grande isola e quelle minori che la circondano rimasero per il 17mo secolo, il 18mo secolo, e nel Novecento sino alla Seconda Guerra Mondiale sotto l’influenza contemporanea della Russia e del Giappone, con i confini fra le due nazioni in questo angolo di estremo oriente che cambiarono più volte, a seguito tanto di trattati quanto di guerre.

L’attuale regione è stata formata dalle autorità sovietiche nel ’47. Le risorse naturali di Sakhalin sono ingenti.

Foreste di abete, abete rosso, cedro siberiano, larice, e pino occupano più dell’80% del territorio, con riserve disponibili di legno maturo per circa 600 milioni di metri cubi; il sottobosco è ricchissimo di funghi, piccoli frutti, e piante medicinali, oggetto di un costante raccolto.

Il mare circostante Sakhalin, molto pescoso, è una primaria zona di sfruttamento dell’industria ittica russa e viene considerato fra le aree biologicamente più produttive di tutti gli oceani del mondo; delle diverse specie di grande valore commerciale ricordiamo aringhe, cozze, gamberetti, granchi, merluzzi, molluschi, salmone, sgombri, ma anche vari tipi di alghe marine commestibili.

Sull’isola le riserve di acqua dolce sono notevoli tanto in superficie quanto sotterranee; in tutta la regione i laghi sono oltre 17 mila e più di tre volte tanto i fiumi e i torrenti, con il corso d’acqua più lungo che è il Poronai (350 chilometri).

Nota per il grande numero di vulcani (160 di cui un quarto attivi) nell’arcipelago delle Curili, la regione di Sakhalin ha un grandissimo potenziale per il turismo salutistico, curativo (fanghi) e termale, ma queste stesse risorse naturali consentono anche un’importante sfruttamento energetico: alcuni distretti di Sakhalin e le isole Curili contengono infatti tra le più grandi risorse geotermiche russe, la cui utilizzazione commerciale su grande scala (e per un buon numero di applicazioni pratiche) è possibile in modo relativamente facile in quelle aree in cui tali fenomeni geologici avvengono più vicino alla superficie.

La regione di Sakhalin, che durante l’era sovietica era conosciuta più che altro per i suoi campi di lavoro e le sue basi militari, a partire dagli anni ’90 è diventata invece la destinazione di una moltitudine dei migliori ingegneri petroliferi americani ed europei, che hanno rimpiazzato in nome del business i prigionieri politici e gli ufficiali dell’Armata Rossa.

Mentre i grandi giacimenti di idrocarburi on-shore sinora scoperti avrebbero già esaurito il 60-70% delle proprie riserve (sono peraltro continue le scoperte di nuovi campi di dimensioni medio-piccole), le riserve accertate di idrocarburi nei quattro progetti off-shore più grandi ammontano a 1,4 miliardi di tonnellate di petrolio e 3,6 miliardi di metri cubi di gas, con almeno ulteriori 2,6 miliardi di barili di greggio in altre aree ancora da destinare a sfruttamento; queste stime sono costantemente riviste al rialzo.

Di molte altre risorse minerali della regione non se ne è ancora iniziato lo sfruttamento; i depositi di carbone contengono materia altamente pura ed energetica, adatta come carburante per le centrali termiche, e sono anche stati individuati numerosi giacimenti di metalli ferrosi, non ferrosi, pietre semipreziose (agata, ambra, cornalina), e rinvenimenti di metalli rari sulle Curili.

La regione di Sakhalin, sebbene legalmente classificata come “estremo nord” e destinataria, quindi, dei contributi federali allo sviluppo a causa delle difficili condizioni ambientali, è una delle aree più economicamente promettenti dell’estremo oriente russo: i più grandi investimenti stranieri in Russia, come vedremo, sono stati infatti effettuati a Sakhalin.

L’economia della regione di Sakhalin si basa sulla pesca, sulla lavorazione in loco del pescato, sull’industria forestale e soprattutto su quella dell’estrazione di idrocarburi; la maggior parte delle joint venture operanti nella regione sono con imprese giapponesi, statunitensi (queste partecipano attivamente ai progetti petroliferi), britanniche, canadesi, e francesi, anche se sta aumentando sempre più l’influenza commerciale della Corea del sud.

Poco meno di tre quarti di tutti i beni di consumo a Sakhalin risultano importati da altre regioni russe o dall’estero, laddove l’export del territorio consiste di idrocarburi, prodotti ittici, e carbone.

Lo sfruttamento agricolo a Sakhalin è orientato principalmente al piccolo comparto dell’allevamento (campi a fieno) e all’orticoltura (ortaggi e patate); l’allevamento è di tipo bovino (da carne e da latte) e avicolo, me è in fase di espansione anche quello di animali da pelliccia.

L’industria ittica di Sakhalin riesce a vendere con successo il proprio scatolame anche all’estero, si sta avvantaggiando di tecnologie innovative, e favorisce le collaborazioni in partnership o joint venture per l’affitto di vascelli e in particolare la costruzione di unità di lavorazione e confezionamento del pescato; i prodotti del mare di Sakhalin vengono esportati soprattutto in Giappone ed in altri paesi dell’Asia-Pacifico, ma essi riescono a spingersi anche in Medio Oriente (Israele) ed Europa (Germania).

Il settore alimentare regionale conta anche stabilimenti per la lavorazione della carne, del latte, dei prodotti agricoli, per la produzione di generi alimentari a lunga conservazione e di bevande.

L’amministrazione regionale è aperta a collaborazioni con imprese occidentali del settore per favorire la completa ricostruzione del settore forestale (che anche in quest’angolo di estremo oriente punta alla realizzazione di prodotti lavorati e a valore aggiunto) con impianti e macchinari moderni per la lavorazione del legno.

La regione ospita diversi grandissimi progetti gas-petroliferi soprattutto off-shore semplicemente denominati “Sakhalin-1”, “2”, e così via, noti in tutto il mondo e fra i maggiori in assoluto su scala globale; gli ambienti difficili in cui avviene a Sakhalin lo sfruttamento off-shore (profondità, ghiaccio, fattori sismici) hanno costretto le imprese russe a cercare, per lo sfruttamento commerciale dei medesimi, il massiccio appoggio delle major petrolifere occidentali sin dagli Anni Novanta.

Un punto di arrivo recentissimo dell’industria degli idrocarburi di Sakhalin è stato il lancio del complesso Gnl di Yuzhno-Sakhalinsk, il primo impianto russo per la produzione su scala industriale di gas naturale liquefatto, aperto nell’ambito del progetto d’investimento multimiliardario di “Sakhalin-2”.

L’industria del carbone, un tempo stagnante, è ora in fase di recupero, con l’abbassamento dei costi e l’aumento della competitività, specialmente per le esportazioni; le stesse osservazioni valgono anche per l’estrazione del manganese.

Fino all’inizio del nuovo secolo, nonostante i già iniziati grandi progetti d’investimento stranieri, trovare una stanza d’albergo a Sakhalin richiedeva lunghi tempi di attesa.

La scarsa dotazione iniziale di strutture, il boom economico della regione, le buone potenzialità turistiche (seppur frenate da infrastrutture non ancora ottimali), e l’aumento del costo della vita hanno reso l’alberghiero di tipo moderno uno dei settori economici di più rapido sviluppo nel territorio, con una vera e propria corsa alla costruzione di nuovi hotel a Yuzhno-Sakhalinsk; le grandi multinazionali impegnate nei progetti gas-petroliferi hanno anche realizzato specifici complessi residenziali per i propri dipendenti, immobili che in futuro potranno evidentemente ricevere destinazioni diverse.

Anche nell’immobiliare ad uso pubblico di Sakhalin è comune il trend ad incorporare negli stessi edifici spazi con finalità diverse (centri ufficio, hotel, shopping center, ecc.).

Il boom petrolifero di Sakhalin ha avuto conseguenze evidenti sugli aspetti sociali della regione: la diffusione nel numero di impiegati e dei quadri meglio pagati di questo settore ha portato all’evidente comparsa di una classe media, diffusasi molto più velocemente che in molte altre città della provincia russa; ciò ha contribuito non soltanto al balzo di indicatori statistici quali la diffusione di autovetture ogni mille abitanti (con Sakhalin e Kaliningrad che tradizionalmente si contendono i primissimi posti a livello nazionale) ma anche al crescente costo della vita, con il capoluogo che è già riuscito a superare persino Mosca nella classifica dei centri più costosi di tutta la Federazione Russa.

L’accresciuta richiesta di beni di qualità e servizi di livello superiore e di vario genere (anche d’intrattenimento) trova in certi casi a Sakhalin ancora un’offerta insufficiente; allo stesso tempo, l’improvviso sviluppo economico ha portato ad una nuova ricchezza altamente suddivisa in classi, con le fasce agiate diventate ancora più ricche, e quelle più deboli costrette a far fronte in qualche modo all’aumentato costo della vita.

Il principale aeroporto è quello di Yuzhno-Sakhalinsk, con lo scalo che effettua voli regolari con Mosca, l’estremo oriente russo, ma anche collegamenti con il Giappone e la Corea; il capoluogo è anche snodo principale della rete ferroviaria a scartamento ridotto (unica in Russia), costruita durante il dominio giapponese.

Porto importantissimo della regione è quello di Kholmsk, terminal del collegamento di traghetti ferroviari con Vanino, sul continente, e dove giungono quasi tutti i cargo per Sakhalin e le Curili; insieme a quello della cittadina di Korsakov (che vede molte delle sue speranze di sviluppo futuro dalla vicinanza al grande complesso regionale per il Gnl) i due terminal marittimi movimentano ogni genere di merce, con l’eccezione di legname e carbone che partono anche da altre locazioni.

Oltre a generare un consistente numero di nuovi posti di lavoro, il comparto del petrolio e del gas è responsabile anche per la serie ormai regolare di progetti di infrastrutture di trasporto e logistiche quali ponti, nuova pavimentazione stradale, la posa di nuove strade ferrate, e la modernizzazione del locale aeroporto.

 

CONTATTI

 

Governatorato di Sakhalin

Kommunistichesky Prospect 39, 639011 Yuzhno-Sakhalinsk

Tel.: (4242) 721902

Fax: (4242) 721801

 

Rappresentanza a Mosca di Sakhalin

Ul. Novy Arbat 19, uff. 1132, 127025 Mosca

Tel.: (495) 2035141, 2037909

Fax: (495) 2038456

 

Camera di commercio e industria di Sakhalin

Ul. Kryukova 53, uff. 10, 693000 Yuzhno-Sakhalinsk

Tel.: (4242) 72-38-17

Fax: (4242) 72-25-48

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